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Martina calcio tra salvezza e un futuro a tempo determinato

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Bari in B, poi Lecce, Foggia e Martina in Lega Pro, dietro un mondo di squadre nel dilettantismo che annaspano, arrancano, alcune muoiono. Nel panorama calcistico pugliese che conta, quello che fa rima con professionismo, non c’è il blasonato Taranto, manca Brindisi, ma spicca il Martina, unica delle quattro rappresentanti citate in apertura, a non essere né capoluogo di regione, né di provincia, eppure presente lì in alto ad esibire tutto il proprio orgoglio di appartenenza nel calcare un palcoscenico prestigioso, invidiato. Un percorso ed un ciclo vincente nato sei anni fa dalle ceneri della Promozione e condotto sino al raggiungimento, trionfo dopo trionfo, anno dopo anno, della terza serie nazionale, ex C1, ora Lega Pro unica. Ma il periodo di congiuntura economica è quello che è ed allora anche nella bella e sorprendente Martina continuare a fare calcio a buoni livelli può diventare complicato, di difficile sostenibilità. Navigare a vista è l’unica strada percorribile nel breve periodo perché le economie latitano un po’ ovunque, gli sponsor importanti diminuiscono e le strutture idonee a fare calcio professionistico forse cronicamente e colpevolmente, non sono mai esistite. Per il campionato che sta disputando il Martina, con le ambizioni del Martina (garantire la permanenza nella categoria), occorrono quasi due milioni di euro, un budget necessario per gestire un’annata agonistica e non risentire di penalizzazioni che possano stravolgere i risultati del campo. Ed i contributi della Lega Pro con tanto di minutaggio (più giovani sono i calciatori meglio è) per godere di qualche introito aggiuntivo, non possono più bastare. L’attuale società rappresentata prevalentemente dall’avv. Muschio Schiavone e dal direttore generale Nino Petrosino, tra mille sforzi, sta riuscendo nell’impresa di portare a compimento una stagione prestigiosa ma tormentata dove c’è da conquistare una salvezza. La strada è quella giusta, ma il futuro? Quello non può che essere come i contratti di lavoro in periodo di crisi: rigorosamente a tempo determinato con un bel punto interrogativo.

Sandro Corbascio

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