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Nessuna “barriera” al Valle d’Itria, carico di UMANITA’

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Termina la 45^edizione del Festival della Valle d’Itria, si chiude il sipario su un’annata eccezionale, come dichiarato da molti critici, da appassionati, ma anche da chi pur non essendo un vero cultore ha potuto godere di ottima musica in location meravigliose. Un susseguirsi di opere, concerti, rappresentazioni, che hanno fatto registrare un successo dopo l’altro, un’escalation continua.

Come ogni anno, e forse questa volta ancor di più, nulla è stato lasciato al caso, tutti hanno trovato ciò che desideravano, bambini compresi, anche gli inevitabili imprevisti e i cambi di programma dell’ultimo momento sono stati gestiti e risolti con grande professionalità dall’organizzazione.

C’era una volta Robinson Crusoe ha visto protagonisti i piccoli che, durante tutto l’anno frequentano la Fondazione Paolo Grassi, e, per l’occasione, si sono mossi in scena da veri professionisti, guidati dal regista, questa volta anche in veste d’attore, Marco Bellocchio e musicalmente condotti dal bravissimo maestro Angela Lacarbonara.

Per bambini, per adulti, per sognatori, per tutti coloro che volessero ascoltare parole e insegnamenti di Paolo Grassi, ci ha pensato lo spettacolo La rana e le nuvole: con giocolieri, acrobati, ballerini ha permesso ai presenti di poter staccare per un po’ i piedi da terra, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare indietro nel tempo, nello spazio, in un luogo altro, come avviene nelle favole o quando ci si perde tra i versi di una poesia.

Achille, Priamo, Polissena ed Ecuba, i protagonisti dell’opera che ha chiuso questa edizione del Festival, confermando le ottime scelte effettuate quest’anno. Un vero successo, meraviglia di tutti constatare di cosa sia stato capace il compositore Nicola Antonio Manfroce, deceduto a soli 22 anni e di quanti probabili capolavori la morte precoce ha portato con sé, privandoci di tanta buona musica.

La regia ha osato il viola in scena, nei costumi dei protagonisti e del coro femminile, scelta che ho condiviso, indossando anch’io, un ampio foulard dello stesso colore, per legare con un filo sottile e invisibile il palco alla platea, gli attori al pubblico.

Questo mi permette di sottolineare come tutto il Festival 2019 sia stato attraversato dall’idea di Paolo Grassi di un “Teatro per tutti, teatro come luogo di arte, di confronto, di condivisione, di cultura, di incanto”.

Tutto ciò, e tanto altro ancora, è stata la 45^edizione del Festival della Valle d’Itria, che ha visto la consegna del premio Lorenzo D’Arcangelo al giornalista di Rai 3 Fabio Cappelli, che ha sottolineato come questo Festival sia stato “eccezionale per diversi aspetti, tra questi per la carica umana che si respira, per il bellissimo clima dell’ufficio stampa”.

Condivido appieno e ringrazio Walter Vitale e tutto lo staff dell’ufficio stampa per la disponibilità, la gentilezza e la grande professionalità.

Non resta che darci appuntamento al prossimo anno, con un programma interessantissimo, già reso noto, che fa presagire un prosieguo di successi, “un Festival che spiazza, che non cade nell’abitudine, che non indietreggia dinanzi alle difficoltà, culturalmente ambizioso e senza barriere…” mi piace lasciarvi con le parole pronunciate dal presidente Franco Punzi, a cui questo Festival deve tanto, alla sua tenacia, alla sua correttezza, alla sua passione, al suo sì pronunciato a Paolo Grassi che ha permesso al Festival della Valle d’Itria di venire alla luce e agli appassionati di tutto il mondo di godere di questa creatura che cresce sempre più dando grosse e grandi soddisfazioni. Lunga vita!

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