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Stagione cinematografica, Donato Carrisi polemico con l’amministrazione

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L’amministrazione comunale non può porre veti alle manifestazioni a causa della mia presenza”. Nel corso di una conferenza stampa, lo scrittore e regista Donato Carrisi ha lanciato delle pesanti accuse nei confronti dell’assessore turismo Gianfranco Palmisano. “Giulio Di Lonardo mi ha chiesto di essere il padrino della rassegna estiva appena cominciata – ha spiegato Carrisi – che doveva svolgersi nell’atrio di palazzo ducale. Ho colto favorevolmente questo invito e mi stavo attivando per coinvolgere gente importante, come Toni Servillo. Di Lonardo successivamente mi ha chiamato per dirmi che l’amministrazione voleva avere voce in capitolo sull’organizzazione della rassegna, ponendo il veto sulla mia presenza. Mi ha riferito il gestore del Verdi che tale veto è stato posto da Gianfranco Palmisano e Valeria Semeraro con una certa spavalderia, perché io sono molto critico nei confronti dell’amministrazione. Ho sentito il dovere di informare di questo alcuni amici che ho nell’ente, come l’assessore Tonino Scialpi, che si è detto all’oscuro di tutto. Ho informato Pasquale Lasorsa e anche lui si è detto stupito. Ho ricevuto una telefonata da parte di Palmisano, che prima ha parlato di equivoco e poi, ha ammesso il tutto, asserendo, però, che il suo veto era una riflessione ironica. Devo dire che ho girato il mondo e non mi era mai capitato di essere censurato. Da casa mia non mi manda via nessuno. Credo che di questo debba essere informata l’opinione pubblica e spero che la mia denuncia possa essere utile per arrivare ad una riflessione e per prendere dei provvedimenti chiari, perché questa è una questione culturale molto forte”.

Non è voluto entrare nel merito della questione, a titolo personale, l’assessore Gianfranco Palmisano. “Da amministratore rispondo solo che non poniamo nessun veto per l’utilizzo degli spazi, né tanto meno a Carrisi, uno scrittore che dà orgoglio alla nostra città. Non posso commentare ciò che ho detto in una conversazione privata. Sento di farlo, invece, come figura pubblica e non mi sembra che ci sia nessun documento che neghi l’autorizzazione dell’uso dell’atrio di palazzo Ducale. Al contrario, ci siamo attivati per aiutare Giulio Di Lonardo nell’organizzazione di una rassegna all’aperto che ci sembrava molto bella. La rinuncia ad utilizzare l’atrio è arrivata da lui, con la motivazione che l’utilizzo dell’atrio avrebbe portato delle spese aggiuntive troppo onerose. La rinuncia è arrivata via PEC. Per il resto non voglio alimentare polemiche e rinnovo la completa disponibilità dell’ente a concedere gli spazi pubblici per tutti gli eventi culturali. Senza nessuna preclusione di sorta”.

Preferisce non entrare nel merito della questione anche Giulio Di Lonardo. “Sento di rinnovare l’invito a valorizzare il contenitore culturale del Verdi che è un patrimonio della città. Questa azione può avvenire solo attraverso una collaborazione tra pubblico e privato”.

Amara la riflessione finale di Carrisi, che rappresenta un altro atto d’accusa nei confronti di chi ha amministrato la città negli ultimi 20 anni. “Da oltre vent’anni assistiamo, a Martina Franca, ad un decadimento culturale importante. Il simbolo sono i cartelli stradali che indicano un mosaico bizantino in una chiesa che assomiglia ad uno chalet di montagna. L’unica eccezione è rappresentata dal Festival della Valle d’Itria e da organizzatori capaci come Giovanni Marangi che ha dovuto abbandonare una bella e identitaria manifestazione come ‘La ghironda’. Eppure, oltre al sottoscritto, c’è tanta gente di cultura martinese che si è affermata su tutto il territorio nazionale. Nessuno ci ha mai contattato. A nessuno è venuta l’idea di metterci insieme per avviare un tavolo di idee utili alla città”.

Al netto delle polemiche, questa è un ottimo spunto. Riunire i cervelli più belli può essere davvero cosa utile. Anche per dimostrare di essere sempre pronti ad ascoltare la voce di tutti. Soprattutto quando c’è in ballo la crescita della città.

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