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Il Carmine ospita le reliquie di Santa Teresa d’Avila

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In occasione del V centenario che ricorda la nascita di Santa Teresa d’Avila, l’Arciconfraternita del Carmine di Martina Franca, attraverso il giovane Priore Giacinto Argese e il Parroco mons. Michele Castellana, ha voluto far dono alla comunità e all’intera città della presenza del reliquiario della “grande” Santa dal 24 al 28 aprile. La Santa entrò nel Carmelo di Ávila a vent’anni, fuggita di casa, dopo un travagliato percorso interiore che la condusse a quella che definì in seguito la sua “conversione” (a trentanove anni), divenne una delle figure più importanti della Riforma Cattolica grazie alla sua attività di scrittrice e riformatrice delle monache e dei frati Carmelitani Scalzi, e grazie alla fondazione di monasteri in diversi luoghi di Spagna, e anche oltre (prima della sua morte venne fondato un monastero di Scalzi a Lisbona). Morì ad Alba de Tormes nel 1582, durante uno dei suoi viaggi. Fu autrice di diversi testi nei quali presenta la sua dottrina mistico-spirituale, i fondamenti e le origini del suo ideale di Riforma dell’Ordine carmelitano. La sua opera maggiormente celebre è “Il castello interiore” (intitolato anche “Mansioni”), itinerario dell’anima alla ricerca di Dio attraverso sette particolari passaggi di elevazione, affiancata dal “Cammino di perfezione”, e dalle “Fondazioni” nonché da molte massime, poesie e preghiere, alcune delle quali particolarmente celebri. In un prezioso reliquiario di oro e cristallo è contenuta una piccola ampolla con del sangue, ricorda la passione con cui Teresa ha vissuto la sua esperienza di fede e carità. La trachea di Santa Teresa è forse una delle reliquie più preziose che ricorda a coloro che la venerano quello che Teresa fece della sua vita: Cantare le Misericordie del Signore. La cappa, il mantello bianco, usato dalla Santa nella voita conventuale e nelle Fondazioni. Ricorda la sua vita di preghiera e di unione con Dio e il suo essere “pellegrina” in terra di Spagna per l’espansione del Carmelo. Proclamata beata nel 1610 e poi Santa da Papa Gregorio XV nel 1622, fu annoverata tra i dottori della Chiesa e nel 1970 da Paolo VI diventa un modello di Santità attuale.

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